Giorgio Foresi en el M.I.D.A.C.

Esta noche a las 21.00 horas, inauguración de la exposición de Giorgio Foresi, titulada “Temporadas (del rojo, del negro y de los otros colores).”

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Testo de Francesca Zacconi (version italiana sin traducion)

Stagioni (del rosso del nero e degli altri colori)

Giorgio Foresi

“Quando do un titolo non ci faccio tanto caso, ma poi affiora un senso, un legame e allora so che devo tornarci su …”

Dopo queste parole Giorgio Foresi propone il titolo della presente mostra, “Stagioni” e a noi concede di completarlo con i colori dominanti che connotano i dipinti della sua ultima produzione.

Nel suo studio la scelta delle opere per il nostro spazio è avvenuta quasi come una selezione naturale, durante quella che poteva sembrare una semplice chiacchierata, ma che in realtà era molto di più.

Gli aneddoti da lui ricordati, i cataloghi delle mostre a cui ha preso parte, i personaggi che ha incontrato sono ormai impressi nella memoria storica dell’arte contemporanea. Senza alcuno sfoggio, tutto è palese agli occhi dalle opere che ci circondano, tutto si fa raccontare con amabile confidenza.

Il nostro percorso si apre con Gravità, opera “madre” di un lavoro di derivazione di elementi non figurativi che comunque, una volta gettati sulla tela, vanno a formare un loro codice autonomo. Gli elementi sospesi nella propria sezione di spazio, uno il riflesso trasformato dell’altro, vengono poi separati, per generare a loro volta Tema A e Tema B.

Le opere “figlie” danno voce a un Informale che ha già superato il “purismo” segnico, per tornare sul valore intrinseco della forma. Come per i titoli, anche per le forme l’artista “deve tornarci su”, perché il gesto istintivo e casuale sembra non bastargli, anzi, ne va a cercare l’origine, lo sviluppo, la ragione di essere.

I segni, le variazioni, le modulazioni vengono studiate dall’artista con la massima accuratezza e l’importanza dello studio preparatorio è qui evidenziata in De divina proporzione. Il rimando al trattato rinascimentale di Luca Pacioli è immediato, la sezione aurea è matematicamente calcolata e trasposta in quattro dipinti, dove le porzioni cromatiche sono intervallate da campi neutri e stavolta l’operazione mentale anticipa l’opera in atto.

L’opera di Giorgio Foresi “ri-attraversa”, “re-interroga” e, in un certo modo, condivide le ricerche delle Avanguardie (storiche e neo), mentre recupera l’intimo rapporto con una classicità che l’artista, in fondo, svela di possedere nel proprio DNA.

Anche in questa mostra non poteva mancare un polittico, nello specifico un trittico, Fuoco sotto le valli. I l fuoco è un altro motivo dominante che rientra nei titoli di diverse opere di Giorgio Foresi,

come pure della personale tenutasi qualche anno fa a Porto Recanati. Anche qui l’azionismo si placa, o meglio, implode nei profili calibrati delle forme, mentre l’esplosione va ricondotta alla cromia densa, magmatica, sulfurea del “rosso, del nero e degli altri colori”.

Il segno è di nuovo rivelato nel suo dato essenziale in Orizzontale, lavoro che tra gli altri, rompe il silenzio della pittura dopo quasi un trentennio sabbatico. Il passo al ciclo degli Orizzonti (di cui un pezzo è nell’esposizione permanente del museo) è presto fatto, è bastato variare una desinenza per mandare in corto circuito una sintassi artistica: il gesto creativo non vale solo per sé ma va a comporre un’infinita combinazione di “temi”. Nulla a che fare con intenti concettuali, eppure l’oggetto dipinto entra in sintonia con quello concreto nel gioco dialettico tra apparenza e realtà: la linea d’orizzonte, espressa come percezione umana, esiste in quanto orizzontale. Questo non dichiarato meccanismo speculativo, che ricorda un po’ quello platonico, attesta la continua maturazione di Giorgio Foresi, il suo nuovo esordio, le prossime stagioni di proficua ricerca.

Dopo l’intenso vissuto artistico giovanile, la sua “inattività” è stata in effetti solo apparente; nel frattempo ha insegnato e osservato, riflettuto e letto, metabolizzato e raccolto, non solo idee, ma anche testi, oggetti, opere d’arte. L’artista vive anche nel collezionista, nel fatto di coltivare forme d’arte a lui lontane come le incisioni, le pitture antiche, le sculture etniche e cineserie, o più vicine, come i dipinti di stimati colleghi, senza contare i propri dipinti, da cui raramente si separa.

Il confronto costante di Giorgio Foresi col mondo dell’arte resta vitale, poliedrico, attivo, “in fieri” – per citare il titolo di un suo studio – e noi cogliamo l’occasione per onorarci della sua presenza.

10 Giugno 2009

Francesca Zacconi
per Terra dell’Arte

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